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Tumore mammario maschile

Il tumore del seno viene spesso considerato una malattia femminile, ma in realtà può svilupparsi anche negli uomini: anche nell’uomo, infatti, sono presenti piccole quantità di tessuto mammario che, come succede nella donna, possono mutare e dare il via alla formazione del cancro e alla sua successiva diffusione negli organi vicini.
Nelle prime fasi della vita maschi e femmine presentano più o meno la stessa quantità di tessuto mammario, ma la situazione cambia con l’arrivo della pubertà quando gli ormoni femminili prodotti dalle ovaie fanno crescere dotti (portano il latte dal lobulo al capezzolo), lobuli (nella donna producono il latte) e stroma nelle donne, mentre gli ormoni maschili tengono sotto controllo la crescita di tali tessuti.

DIFFUSIONE
Il tumore del seno nel sesso maschile è molto raro. Si stima che in Italia interessi un uomo ogni 520 circa. L’incidenza sta tuttavia lievemente aumentando, come per la donna, e si estende alla fascia di età sotto i 45 anni, anche se l’età più a rischio resta quella tra i 60 e i 70 anni.
La minore diffusione tra i maschi è in parte dovuta al fatto che il tessuto mammario che si può trasformare in senso tumorale è molto scarso nell’uomo e, in parte, anche alla diversa esposizione di questo tessuto agli ormoni nei due sessi: manca infatti nell’uomo l’esposizione costante agli ormoni femminili che promuovono la crescita delle cellule mammarie.
Il motivo della maggiore incidenza nella fascia di età sotto i 45 anni sembrerebbe essere legata a diversi fattori, tra cui quelli genetici (in particolare la variante BRCA2, associata, nell’uomo come nella donna, a un aumentato rischio) combinati con stili di vita negativi. Il sovrappeso, ad esempio, è un fattore di rischio importante in quanto il tessuto adiposo è un deposito naturale di estrogeni anche nell’uomo.

FATTORI DI RISCHIO
Sono molti i fattori che contribuiscono ad aumentare il rischio di tumore del seno nell’uomo, alcuni dei quali possono essere evitati modificando abitudini e stile di vita.
Con l’avanzare dell’età aumenta anche nell’uomo il rischio di tumore del seno, che in genere viene diagnosticato poco prima dei 70 anni, mentre quando la malattia colpisce un uomo giovane, si può pensare a fattori di rischio di tipo ereditario o genetico. La presenza di casi di tumore al seno in familiari molto stretti può essere un campanello d’allarme: un uomo su cinque con tumore del seno ha parenti stretti – maschi o femmine – colpiti dalla stessa malattia. A livello genetico, sono molto importanti le mutazioni presenti nel gene BRCA2, responsabili del 10% circa dei tumori mammari maschili, mentre quelle nel gene BRCA1 sembrano meno legate all’aumento del rischio. Infine, anche alcune sindromi genetiche presenti alla nascita, come la sindrome di Klinefelter, o l’esposizione del torace a radiazioni, a causa per esempio di un trattamento di radioterapia, possono influenzare in modo negativo il rischio.
Come nella donna, anche nell’uomo gli ormoni giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo e nella crescita del tumore del seno e tutto ciò che sposta l’equilibrio ormonale può far aumentare il rischio di malattia: problemi a livello dei testicoli (rimozione, discesa incompleta o assente), terapia ormonale in caso di tumore della prostata,obesità (che induce la produzione di livelli più elevati di estrogeni), ma anche abuso di alcol e malattie del fegato.

TIPOLOGIA
Il tumore del seno viene definito carcinoma duttale se si sviluppa a partire dalle cellule dei dotti o lobulare, se prende invece il via dalle cellule dei lobuli. Inoltre, la malattia può essere infiltrante, quando supera la parete di dotti e lobuli e si diffonde anche ai tessuti vicini, o in situ, se le cellule malate non danno origine a metastasi.
Nell’uomo, il carcinoma duttale infiltrante è la forma più diffusa (8 casi su 10), mentre il tumore lobulare è piuttosto raro dal momento che il tessuto lobulare è molto scarso.
La malattia di Paget (o morbo di Paget) della mammella, è un tipo di tumore che si sviluppa nelle cellule dei dotti e si diffonde al capezzolo e all’areola, provocando cambiamenti visibili nella pelle di quell’area che appare arrossata e come ricoperta da una sorta di eczema.

Esistono anche patologie benigne interessanti il seno, come per esempio la ginecomastia – l’aumento della quantità di tessuto mammario – molto più diffusa nell’uomo rispetto al tumore maligno.
Negli adolescenti e negli anziani la ginecomastia è spesso legata ai cambiamenti ormonali che caratterizzano queste due fasi della vita, ma più in generale può essere associata, in tutte le età, a farmaci (per esempio quelli usati per trattare insufficienza cardiaca, ipertensione e ulcera) o, in rari casi, alla presenza di malattie delle ghiandole che producono ormoni (endocrine), a patologie del fegato, obesità e altre condizioni cliniche che aumentano la produzione di ormoni femminili nell’uomo

MANIFESTAZIONI
In genere il cancro del seno nelle sue fasi iniziali non provoca dolore o altri sintomi particolari e per questo motivo gli unici campanelli d’allarme sono rappresentati dalla formazione di noduli che possono essere riconoscibili al tatto o addirittura visti e da cambiamenti nel seno come, per esempio, pelle arrossata o capezzolo che si ritrae o secrezione dal capezzolo.

DIAGNOSI
È più semplice scoprire la presenza di un nodulo mammario in un uomo che in una donna, dal momento che la quantità di tessuto lobulare e adiposo è molto scarsa nel seno maschile.
La diagnosi di tumore del seno nell’uomo si basa innanzitutto sulla visita dal medico che, dopo aver analizzato la storia familiare e aver valutato eventuali noduli, decide se procedere con ulteriori esami di approfondimento.
In questo caso, anche per l’uomo vengono utilizzati ecografia e mammografia per visualizzare la struttura del seno oppure l’analisi citologica del liquido che in alcuni casi fuoriesce dal capezzolo, ma l’esame che permette di formulare una diagnosi certa è la biopsia, cioè il prelievo di una parte del tessuto sospetto e la sua analisi anatomo patologica.

PREVENZIONE
Nell’uomo come nella donna è la prevenzione l’arma più efficace, anche se per gli uomini non esistono programmi di screening (come la mammografia per le donne) a causa dell’estrema rarità della patologia, che renderebbe controproducente sottoporre la popolazione a raggi per una diagnosi altamente improbabile.
Nonostante ciò, la mammografia viene effettuata (così come l’ecografia) in tutti i casi nei quali vi è il sospetto di patologia mammaria, come quando la mammella si ingrandisce (nella cosiddetta ginecomastia) oppure quando si formano delle eruzioni cutanee, simili a eczemi, che interessano la zona del capezzolo e dell’areola. Quest’ultima manifestazione può essere il segnale di un morbo di Paget, un tumore duttale (cioè della componente dei dotti che, insieme allo stroma, costituisce la struttura della ghiandola) che esiste anche nelle donne.
Il cancro del seno nell’uomo viene scoperto in uno stadio e a un’età più avanzata che nella donna, ma nonostante ciò ha una prognosi migliore.

CURE COMUNI AI DUE SESSI
Dal punto di vista delle terapie, non ci si discosta molto dallo standard applicato alle donne. Si passa dalla chirurgia (in genere meno impegnativa che nel sesso femminile, per via della conformazione, anche se in casi avanzati può essere necessario asportare parte del muscolo pettorale), seguita da chemioterapia e radioterapia. Se i linfonodi ascellari risultano intaccati, si procede alla loro asportazione. Negli ultimi anni si è sperimentata la tecnica del linfonodo sentinella anche nell’uomo, con ottimi risultati. In questo caso l’obiettivo non è ovviamente salvare il seno, perché non si nota la differenza, ma evitare lo svuotamento del cavo ascellare che induce, anche nell’uomo, il “linfedema del braccio”.
Anche le cure ormonali sono necessarie in caso di tumori sensibili agli ormoni e si basano su antiestrogeni come il tamoxifene.
Negli ultimi anni, però, si è scoperto che i tumori mammari maschili rispondono bene alla nuova classe di antiestrogeni, gli inibitori delle aromatasi.