Agoaspirato mammario, come interpretarne i risultati

L’ago aspirato del seno è una procedura di integrazione alla diagnosi radiologica e clinica delle patologie della ghiandola mammaria, che permette di valutare la presenza o l’assenza di anomalie cellulari.

Tale procedura, ambulatoriale,  integra la visita senologica, l’ecografia mammaria e/o la mammografia, al fine di escludere gli eventuali dubbi diagnostici.

L’obiettivo è quello di stabilire la natura e le caratteristiche dell’alterazione mammaria in essere, al fine di pianificare un corretto iter terapeutico o eseguire ulteriori accertamenti diagnostici.

INDICAZIONI

  1. in caso di nodulo, cisti, o area di tessuto mammario sospetta e non meglio definita, può essere indicato per studiare le cellule che lo/la compongono e capirne meglio la natura.
  2. su tumori noti, per monitorare l’effetto del trattamento o per ottenere campioni da sottoporre ad approfondimenti diagnostici.
  3. su linfonodi sospetti sia in sede ascellare, o in sede intramammaria.
  4. a scopo terapeutico, ad esempio per drenare gli ascessi oppure per lo svuotamento del liquido contenuto all’interno di cisti al seno, quando queste provocano disagio nella paziente.
  5. per eseguire la centratura preoperatoria. Questa prevede l’introduzione di un ago sottile, mediante il quale può essere posizionato un filo metallico (che verrà poi rimosso durante l’intervento chirurgico) o viene iniettata qualche goccia di un tracciante radioattivo, allo scopo di contrassegnare la sede della lesione che deve essere asportata dal chirurgo.

PROCEDURA

La metodica, minimamente invasiva,  si esegue con un ago sottile (simile a quello di una normale iniezione intramuscolare) e consiste nel prelievo di un campione di cellule o liquido da un’area o da un nodulo ritenuto sospetto. Il  materiale raccolto viene inviato al medico anatomo  patologo per lo studio citologico.
Si tratta di una tecnica semplice, sicura e generalmente ben tollerata.

Il prelievo dura pochi minuti e non richiede anestesia. La paziente viene fatta stendere supina su un lettino, con le braccia rivolte in alto e il seno scoperto, in posizione rilassata ed agevole per l’esecuzione della procedura da parte del medico. Una sonda ecografica individua la lesione e viene scelto il punto d’ingresso dell’ago.
La cute viene disinfettata e il prelievo ha inizio: quando l’area viene raggiunta, comincia l’aspirazione, che consente di raccogliere una piccola frazione di cellule. Durante questa manovra, l’ago viene mosso ripetutamente all’interno della lesione (avanti e indietro, in più direzioni) per campionare le zone maggiormente sospette.
Il materiale cellulare così raccolto viene posto su due o più vetrini, che verranno poi trattati e studiati al microscopio dallo specialista anatomo patologico, che provvederà a definire la natura della lesione.

In base all’esito dell’esame citologico, il medico specialista deciderà se procedere con ulteriori accertamenti e/o stabilirà il percorso terapeutico più adeguato al caso.

RISCHI-COMPLICANZE

Raramente, al termine della procedura,  è possibile avvertire un lieve fastidio dovuto alla comparsa di un eventuale ematoma (cioè una raccolta di sangue nella sede del prelievo), che si allevia con l’applicazione di semplici impacchi di ghiaccio e, di solito, si riassorbe in pochi giorni.

I rischi associati all’agoaspirato del seno sono gli stessi di una normale iniezione intramuscolo, ovvero l’infezione (assai rara, poiché vengono rispettate tutte le regole per operare in condizioni di sterilità) e il sanguinamento (più frequente nelle zone in cui la mammella è più ricca di plessi venosi superficiali).
Talvolta, viene segnalata una modesta dolorabilità nella sede del prelievo per alcune ore.
Evento raro, ma descritto, è la puntura accidentale con l’ago della pleura di un polmone (pneumotorace); in tal caso, è richiesto un trattamento medico adeguato.
Nel corso di un agoaspirato con ago sottile, è stato dimostrato che non esiste alcun rischio di disseminazione a distanza di cellule neoplastiche.

INTERPRETAZIONE DEI RISULTATI

C2 = Reperto Benigno La categoria

C2 indica un agoaspirato adeguato in cui si riscontrano cellule con caratteri di benignità. Talvolta è possibile anche formulare la diagnosi specifica di lesione benigna (cisti, fibroadenoma, papilloma, mastite, liponecrosi, ectasia duttale fibrosi, ecc. ).

C3 = Atipia in lesione probabilmente benigna

L’analisi citologica del materiale agoaspirato ha riscontrato le caratteristiche di lesione benigna, ma sono presenti alcuni caratteri di atipia. In tal caso, il risultato dev’ essere messo a confronto con gli altri esami effettuati (visita senologica, ecografia o mammografia) per poter prendere una decisione. Il medico può indicare, quindi, ulteriori accertamenti per la corretta definizione della condizione patologica.

C4 = Sospetto di malignità

L’agoaspirato del seno evidenzia un campione con caratteristiche che suggeriscono la probabile presenza di un carcinoma. In tal caso, comunque, la diagnosi di malignità non è definitiva e, spesso, sono necessari ulteriori accertamenti.

C5 = Reperto maligno

L’analisi citologica del materiale agoaspirato indica la presenza di cellule con inequivocabili caratteri di malignità.

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